Giovani promesse dell’equitazione italiana crescono. Lorenzo Antali è un talentuoso rider lombardo, classe 1994, che sta ottenendo risultati prestigiosi a livello regionale e nazionale nella disciplina del salto ostacoli.

A partire dall’anno scorso, Accademia Italiana, da sempre vicina ai giovani talenti che lavorano duramente per perseguire obiettivi ambiziosi, ha scelto come proprio testimonial Lorenzo, che incarna al meglio i valori fondanti del brand: passione, dedizione per il proprio lavoro, eleganza e attitudine.

Nel corso del 2015 il cavaliere bergamasco e il suo inseparabile Campej, stallone baio del 2002, hanno accumulato una notevole esperienza, togliendosi anche parecchie soddisfazioni. Gli ultimi mesi dell’anno in particolare sono stati ricchi di risultati di rilievo e di forti emozioni.

Il 23 Ottobre nelle strutture d’eccellenza dell’Horses Riviera Resort di Cattolica si è disputato il Csi 2 stelle dove Lorenzo e Campej hanno partecipato alla categoria bassa internazionale, le cui competizioni erano valide come selezioni per il Gran Premio delle regioni under 21 di Fieracavalli di Verona, come stabilito dalla FISE. Lorenzo si è classificato quinto ottenendo una meritata qualificazione.

Giovedì 05 Novembre Lorenzo ha così potuto calcare il prestigioso campo della coppa del mondo di Verona classificandosi quattordicesimo al Gran Premio delle regioni under 21. L’atleta lombardo ha ammesso che è stata per lui una grande emozione entrare in quell’importante campo, che la domenica successiva è stato calpestato da campioni di statura mondiale.

Inzia bene il 2016 di Lorenzo: proprio il 12 Febbraio, a Gorla Minore, ha ottenuto un eccellente secondo posto nella C130.

Non possiamo quindi che augurare a Lorenzo e Campej buon lavoro per un 2016 ricco di successi, con l’augurio che possano farsi strada in un settore difficile e competitivo come il salto a ostacoli e riescano ad ottenere soddisfazioni sempre più grandi. Accademia Italiana sarà sempre presente al loro fianco per sostenere i migliori talenti italiani.

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Agli inizi del XX secolo, il volo sembrava ancora una chimera irraggiungibile per l’uomo. I primi velivoli sperimentali dovevano ancora essere messi a punto. Non stupisce quindi che anche il salto in elevazione con il cavallo venisse considerato un’impresa quasi impossibile.
Persino gli istruttori dell’Accademia regia sostenevano che i cavalli non fossero in grado di saltare in autonomia e che anche un salto di 80 centimetri fosse un risultato difficilmente raggiungibile, per non dire impossibile, per qualsiasi cavaliere.

A sfatare questo mito fu un giovane capitano dell’esercito sabaudo, Federico Caprilli. Noto agli appassionati soprattutto per via delle innovazioni introdotte nella tecnica di monta, Caprilli è stato anche un pioniere della disciplina del salto a ostacoli, grazie alle imprese realizzate in groppa al fedele Melopo. L’evento che segnò una svolta nella storia dell’equitazione fu a Torino nel 1902, quando davanti alle cavallerie e alle famiglie reali di tutta Europa, Caprilli balzò per la prima volta oltre i due metri di altezza. Fu qualcosa di assolutamente inaudito e straordinario per l’epoca, ma bastarono pochi anni per capire che l’intuizione del capitano livornese aveva segnato un punto di non ritorno. Nel 1909, il record di salto in elevazione era già lievitato fino a 2,20 metri (stabilito dal tenente Ruggero Ubertalli a Pinerolo).

La cosa curiosa è che mentre l’equitazione moderna prendeva forma con le sue discipline più conosciute e praticate (dressage, salto), per quasi mezzo secolo le gare di elevazione, o di “salto in alto” a cavallo, continuarono ad essere disputate con grande seguito. Forse pochi sanno che il primo olimpionico italiano nella storia dei Giochi moderni fu il conte Gian Giorgio Trissino, cavaliere vincitore della medaglia d’oro a Parigi nel 1900… indovinate in quale disciplina? Esatto, proprio il salto in alto. Del resto in quell’edizione, il salto in alto e in lungo erano le uniche competizioni equestri previste. Subito dopo sarebbero state subito eliminate dal programma.
I tentativi di record in elevazione invece si succedettero fino alla fine degli anni ’40, continuando a suscitare un forte impatto mediatico, come dimostra l’aura leggendaria che circonda gli autori dell’ultimo, mai eguagliato primato.

5 Febbraio 1949, a guerra appena finita. Siamo a Vina del Mar, in Cile. Il capitano Alberto Larraguibel Morales in sella a Huaso, purosangue impavido dal carattere difficile, supera i due metri e quarantasette di altezza dopo tre tentativi. È un’impresa straordinaria, fuori dal comune, che cancella tutti i primati precedenti e rimarrà ineguagliato per sempre, anche perché questo tipo di gare verrà bandito ufficialmente di lì a poco.

Le immagini in bianco e nero fanno venire la pelle d’oca ancora oggi: è una piccola grande storia di follia e coraggio, quella che il cavaliere Morales ha saputo scrivere spronando il fedele Huaso. Nella sua forza e spregiudicatezza ha riposto ogni fiducia, e il suo fedele amico lo ha ripagato con un balzo che ha del soprannaturale. L’immagine sgranata da pellicola d’epoca accentua la sensazione di incredulità. Tutto in questa impresa appare assurdo, impossibile anche solo da immaginare se non ci fosse la prova incontrovertibile del video. La barriera da superare con la sua forma ricurva, quasi come fosse una rampa di lancio o un trampolino per il salto con gli sci, richiama per prima l’attenzione, seguita immediatamente dal gesto atletico compiuto da Huaso, il modo in cui si inarca al di sopra dell’ostacolo e resiste all’impatto dell’atterraggio sulle gambe anteriori…
Un tuffo al cuore inevitabile nel rendersi conto quanto si vada vicino alla perdita d’assetto e il cavaliere rischi di essere catapultato in avanti, e poi è finita: Huaso ce l’ha fatta, è campéon! Il suo nome resterà scritto nella storia per sempre.

Questo tipo di gare sopravvive oggi nella forma “aggiornata” delle prove di potenza, che però conservano ancora l’idea alla base delle folli imprese del passato.
Il record attuale di salto ostacoli in potenza è di 2,40 metri, stabilito nel 1991 dal cavaliere tedesco Franke Sloothaak in sella a Leonardo.

Oggi il ricordo di un’epoca d’oro dell’equitazione italiana non può non ispirare un po’ di malinconia. Forse non c’è bisogno di risalire ai tempi di Caprilli e Trissino, ma in ogni caso più di mezzo secolo è trascorso da quando a rappresentare il Belpaese nei concorsi più prestigiosi c’erano i fratelli d’Inzeo, che solo i lettori più maturi potranno ricordare.

Nelle immagini di alcuni video d’epoca come quello che vedete qui, si può ritrovare un pizzico di quell’atmosfera magica che caratterizzava il 1968, un anno pieno di fermenti. Oltre a Raimondo d’Inzeo, sempre fiero ed elegante nella sua divisa da carabiniere, un altro personaggio singolare di quell’epoca (questa volta sicuramente più popolare per i britannici) che può essere riconosciuto è Marion Coakes, la ragazzina terribile che insieme all’inseparabile Stroller proprio quell’anno avrebbe colto un argento storico ai Giochi di Città del Messico, primo e unico caso di un pony su un podio olimpico di salto a ostacoli.


Un video che ha avuto molto successo sul web. Un’esibizione di dressage del rider danese Andreas Helgstrand con una colonna sonora decisamente alternativa, per una performance davvero notevole.

Cosa ne dite? Secondo voi potrebbe funzionare come idea per accrescere la popolarità di questa disciplina anche tra un pubblico di non addetti ai lavori?


Oggi vogliamo parlare di una storia vera, ma talmente incredibile che potrebbe sembrare solo un film. Se si fosse trattato di una storia americana, probabilmente a Hollywood avrebbero già provveduto a farne una pellicola di successo.

Invece la nostra storia comincia in Germania, dove ai tempi ebbe una risonanza tale da essere ricordata in seguito come “la leggenda di Stoccolma”. Protagonisti sono Hans Günter Winkler, cavaliere della squadra olimpica di salto tedesca, e soprattutto il suo cavallo Halla, un vero e proprio eroe nazionale, considerato una sorta di “Seabiscuit tedesco”. (Ve la ricordate la storia di Seabiscuit? Ne avevamo già parlato)

Perché “leggenda di Stoccolma”? Siamo nel 1956.  I giochi olimpici si tennero per la prima volta in Australia, a Melbourne, per giunta a dicembre nel pieno dell’estate australiana. Una novità assoluta, ma non per tutti gli atleti. Le gare di equitazione si svolsero infatti mesi prima a Stoccolma, a causa delle rigide leggi australiane sulla quarantena che rendeva parecchio complicato il trasferimento dei cavalli.

Ora, bisogna dire che la Germania non se la passava benissimo in quegli anni. Lo spettro della disfatta nella seconda guerra mondiale era ancora presente nei ricordi di tutti, il paese era diviso politicamente in due, e i tedeschi cercavano faticosamente di risollevarsi. In tutto questo lo sport venne in aiuto come occasione di rivalsa.

Solo due anni prima la nazionale di calcio della Germania Ovest aveva vinto per la prima volta la coppa del mondo in Svizzera battendo a sorpresa la favoritissima Ungheria, un’impresa passata alla storia come il “miracolo di Berna”.

 Dalla Svizzera alla Svezia il passo non è poi così lungo, e solo due anni dopo gli undici eroi de “Il miracolo di Berna” arrivarono altri due eroi a dare vita alla leggenda di Stoccolma.

Finale a squadre di salto ostacoli. Che i cavalieri tedeschi siano in grado di puntare all’oro non è certo un mistero. All’inizio della competizione però la fortuna sembra voltare subito le spalle alla Germania. Winkler sta per completare il suo percorso quando Halla al penultimo ostacolo stacca troppo in anticipo, Winkler viene sbalzato in aria e ricade pesantemente sulla sella stirandosi un muscolo dell’inguine.

Il dolore è tale che Winkler non riesce neanche a stare seduto in groppa a Halla. Ma ovviamente se anche solo un componente non è in grado di completare la gara, l’intera squadra viene squalificata e tolta dalla classifica per nazioni. Ogni speranza di medaglia sembra vana per la Germania. Ma Winkler non si arrende. Imbottendosi di antidolorifici riuscirebbe a stare perlomeno in sella, ma rimarrebbe stordito dall’effetto dei medicinali e poco lucido.

A questo punto i tedeschi decidono di rischiare il tutto per tutto: Winkler affronta l’ultimo round bevendo solo caffè nero per rimanere sveglio e affidandosi totalmente alla sua Halla.  E Halla, il cavallo che solo pochi anni prima veniva considerato un cavallo “difficile” impossibile da cavalcare, compie il miracolo.

Quanto può essere forte il legame tra un cavallo e il suo cavaliere? Molto, moltissimo, tanto da superare qualsiasi ostacolo, direbbe qualsiasi cavaliere.

“Halla aveva capito che qualcosa non andava” ha confessato lo stesso Winkler. Quel giorno praticamente riusciva a malapena a reggersi in sella e a indicare la strada al suo cavallo, senza poterlo guidare al meglio. Ebbene, Halla concluse praticamente“da sola” un percorso netto regalando a sé stessa e alla Germania un doppio oro, individuale e a squadre.

Per la Germania fu un trionfo di quelli da ricordare, per noi italiani un po’ meno. Alle spalle dei tedeschi si classificò infatti la squadra azzurra, con i fratelli D’inzeo entrambi sul podio anche nell’individuale, ovviamente dietro a Winkler e Halla.

Raimondo e Piero d’altronde avrebbero avuto tutto il tempo per consacrarsi tra le leggende dello sport italiano. E quale occasione migliore per questo delle olimpiadi di casa che si sarebbero tenute quattro anni dopo?

A Stoccolma invece fu il turno di Halla e Hans Winkler di entrare nella storia. Il primo rimane a tutt’oggi uno dei cavalli con più medaglie ai Giochi Olimpici. Il secondo divenne uno degli atleti tedeschi più famosi della sua epoca.

Merito del legame speciale che seppe costruire nel corso degli anni con la sua amata Halla portandola a esprimersi al massimo del suo potenziale, anche quando tutti la consideravano un grande “talento inespresso” a causa del suo carattere difficile. 


Prestigioso riconoscimento per l’amazzone Silvia Rizzo. La specialista del dressage figura infatti tra i premiati ai Chi è Chi Awards 2015, consegnati lo scorso 22 Settembre al palazzo Reale di Milano. L’evento, che ha dato il via alla Fashion Week di Milano, è nato nel 2001 con l’intento di premiare le eccellenze italiane nel campo imprenditoriale.

In particolare il tema di quest’anno riguarda i Brand Ambassador, ovvero personalità che si sono distinti come rappresentanti della creatività italiana nei rispettivi campi: Moda, Design, Cinema, Musica, Food, Sport, Charity, Beauty. E quale miglior rappresentante del Made in Italy per la categoria Sport di Silvia, conosciuta in tutto il mondo come la fashionista del Dressage?

Grazie al suo intuito e all’attenzione e passione con la quale segue le ultime tendenze nell’ambito fashion, Silvia si è subito distinta in tutto il mondo come icona di stile, in una disciplina dove peraltro l’eleganza in sella è sempre stata una componente essenziale per competere a alti livelli..

La Giuria composta da esperti del settore della moda ma non solo, ha riconoscuto l’impegno che l’amazzone italiana residente in Germania porta avanti da anni nel promuovere l’Italian style nell’abbigliamento per equitazione, grazie anche alla preziosa collaborazione con Accademia Italiana. Per il marchio Silvia riveste ormai da anni il ruolo di testimonial e rivenditrice.

I premi sono stati consegnati da dieci giovani imprenditori e startupper, selezionati dal comune di Milano per le loro iniziative imprenditoriali. Ha presenziato all’evento anche Cristina Tajani, l’assessore alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico, Università e Ricerca.


L’estate è finita, e con il caldo dei mesi scorsi ormai alle spalle incominciano a fare capolino la pioggia e i primi freddi.
Sia che siate amanti delle grigie giornate autunnali, sia che proviate già un po’ di nostalgia per le temperature che solo poche settimane fa non finivate di maledire, Accademia Italiana vi aiuta ad affrontare al meglio questo cambio di stagione proponendovi un’antipasto di inverno con le prime immagini della nuova collezione, prossimamente in arrivo anche sul nostro shop online.

fall-winter-2Il brand del designer Gino Moschetti non si ferma mai e ha già in serbo per voi un vulcano di idee per la prossima stagione.
L’ispirazione per la collezione del prossimo autunno-inverno viene da due riferimenti culturali ben distinti ma non per questo inconciliabili tra loro: il barocco settecentesco e la cultura gitana.
Il primo mood da cui Accademia Italiana si è lasciata ispirare è BAROQUE, in riferimento a un’epoca in cui la creatività e il genio artistico andavano di pari passo con una certa magniloquenza e arditezza… Insomma, non si aveva certo paura di “esagerare” in tutti gli ambiti, compresa la moda.
Il settecento è stato però anche il secolo in cui il cavallo ha a sua volta raggiunto il massimo grado di splendore e considerazione come sostegno indispensabile per l’uomo.
Tutte queste suggestioni si fondono per dare vita alla collezione dello stilista siciliano in una perfetta sintesi di stile e passione autentica per il mondo dell’equitazione.

L’Articolo EMPIRE offre tutte le caratteristiche alle quali un rider di classe non può mai rinunciare: eleganza e tecnicità.

Eleganza data in questo caso dall’inserto in all-over con la stampa LOGO, che da anni  contraddistingue gli articoli più sofisticati del brand.  Qui si sposa perfettamente con la qualità del tessuto di produzione esclusiva in poliammide, morbido e resistente,  da sempre biglietto da visita di Accademia Italiana.

Con il suo ampio ventaglio di colori, EMPIRE fornisce una possibilità unica: vestire i panni di un autentico cavaliere del ‘700, e assumere di volta in volta l’aspetto in sella di un vero guerriero, un eroe solitario, un abilissimo e scaltro fuorilegge, come nel più realistico dei giochi di ruolo.

L’azzurro polveroso di NOTTURNO propone un look da eroe tenebroso alla Blade runner, le tinte più raffinate dei colori PRUGNA e STEEL e la variante CORTECCIA completano la gamma cromatica di EMPIRE.

I riferimenti e le citazioni all’interno di questo articolo e del tema Baroque spaziano dal mondo dei fumetti a quello videoludico, a film di culto come la saga di Pirati dei Caraibi. Parola d’ordine: evadere dalla realtà e far emergere un lato nuovo di sé, senza dimenticare di rimanere ben piantati in sella grazie al nostro Grip in silicone, immancabile come sempre nei pantaloni firmati Accademia Italiana.

A completare la proposta ispirata al mood barocco altri articoli: BAROQUE, con un motivo piazzato in serigrafia, disponibile nei colori STEEL, PLUM e NERO, e gli articoli stampati LOGO  (a scelta in tonalità NERO o TALPA) e DAMASK, con una stampa all-over che rievoca motivi cancello d’ispirazione settecentesca.

fall-winter-4Quest’ultimo articolo ci introduce in qualche modo all’altro grande tema dell’inverno targato Accademia Italiana: il GYPSY. Intriso di suggestioni gitane e di atmosfere esotiche che riportano alla mente tessuti preziosi e damascati e altre ricchezze d’Oriente, questo tema si presenta all’insegna del colore e di un’ispirazione giovanile e al tempo stesso sofisticatissima. Prediligendo tonalità invernali come l’ECRÙ, il MUSCHIO, il NAVY, l’ENNÉ, Gino Moschetti propone l’articolo GYPSY, caratterizzato da un raffinato ricamo multicolor su entrambe le tasche, insieme ad una selezione di stampe dal nome evocativo e romantico (POEM, LOVE & PEACE ).

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Ma attenzione! Non ci sono solo pantaloni nella nuovissima collezione autunno/inverno di Accademia Italiana in arrivo a Settembre.

Il brand di abbigliamento per l’equitazione presenta le sue POLO rigorosamente seamless (senza cuciture) coordinate con il resto della collezione nei colori BIANCO e PRUGNA.

Ma non è ancora tutto, gente! Il vero tsunami è rappresentato da un altro articolo destinato a portare un’ondata di novità nel campo dell’abbigliamento tecnico per il dressage e il salto a ostacoli.

Stiamo parlando delle nuove giacche AIR SYSTEM. Già il nome dice tutto, come si suol dire. Ed è proprio così:  la straordinaria innovazione è data dal tessuto, al tempo stesso tecnico, superleggero e eccezionalmente traspirante. Fiore all’occhiello gli inserti sui fianchi e l’interno manica progettati in uno speciale tessuto in rete che consente al corpo di respirare e ai cavalieri di affrontare le competizioni più bollenti e gli ostacoli più insormontabili in totale leggerezza.

Anche nella progettazione di Air System, Gino Moschetti non rinuncia ad inserire alcuni tocchi di classe pensati per dare un taglio sportivo e raffinato, come le zip sulle tasche con un sottile profilo arancio fluorescente, oppure il collo e gli spacchi sul retro della giacca enfatizzati dall’ormai inconfondibile stampa LOGO.


La fashionista del dressage. Così è conosciuta nel circuito internazionale Silvia Rizzo, l’amazzone italiana che ha scelto la Germania come terra d’adozione. Il perché è presto detto: Silvia ha sempre fatto delle sue scelte coraggiose in quanto ad outfit un elemento distintivo quando è in sella. Sempre attenta a tutto ciò che la circonda  in ambito fashion, aperta ad ogni sorta di innovazione e sperimentazione, ha fatto da apripista  a un nuovo modo di intendere il dressage, contribuendo notevolmente a svecchiare e movimentare un mondo che rischiava di rimanere cristallizzato. E il pubblico se ne è accorto: Silvia è una delle amazzoni più popolari e facilmente riconoscibili per una folta schiera di fan e specialisti del settore, tanto da essersi meritata l’appellativo di fashionist per l’appunto. Merito anche della naturale connessione che riesce a instaurare con il pubblico grazie al suo sorriso e alla sua solarità, che rendono Silvia una delle figure più interessanti nel panorama attuale dell’equitazione.

Ecco spiegato perché lo stilista Gino Moschetti ha pensato subito a lei come testimonial del proprio brand. Silvia non è solo una dressagista di livello internazionale, ma incarna alla perfezione l’idea  alla base del progetto di Accademia Italiana. Ossia quella di mettere a disposizione dei cavalieri una vasta gamma di scelte in materia di pantaloni, polo e giacche da competizione in grado di garantire comfort, tenuta e un’immagine fresca e di tendenza.

Silvia Rizzo ha sposato appieno questa mission e il suo rapporto con il marchio si è rafforzato anno dopo anno sulla base di una stima reciproca e della fede comune nella volontà/necessità di introdurre una netta svolta nel mondo equestre.

Ora, dopo un lungo periodo di successi condivisi e di ambiziosi obiettivi raggiunti insieme, Gino Moschetti e Silvia Rizzo hanno deciso di compiere un ulteriore step nell’ambito della loro collaborazione. Dalle verdi distese della sua tenuta tedesca di Hof Marabunta, dove vive in perfetta armonia con i suoi amati cavalli, Silvia, insieme al suo trainer e compagno nella vita Michele Betti, è diventata da pochi mesi rivenditore ufficiale di Accademia Italiana, e in questa sua nuova veste ha saputo già ritagliarsi un ruolo di primo piano nell’area settentrionale della Germania, e non solo.

Dagli articoli continuativi come Master e Dresseur a quelli più contemporanei, dalle stampe ai colori che sono diventati un cavallo di battaglia dell’azienda, Silvia Rizzo continua a rappresentare alla perfezione, anche come rivenditrice, i prodotti e la filosofia di Accademia Italiana.

 Grazie allo status di icona fashion che ha saputo costruirsi e alle sue innate doti comunicative, ora Silvia può avvicinare un pubblico molto competente e selettivo, come quello tedesco, alle collezioni del marchio italiano, anche attraverso uno show-room recentemente allestito presso la sua struttura nella Bassa Sassonia.


Un grande risultato nello scorso finesettimana per Lorenzo Antali. La giovane promessa del salto ostacoli italiano, classe 1994, si è classificato settimo al Criterium Young Rider 2015 di S.Giovanni in Marignano.

Un piazzamento prestigioso e di assoluto valore per il ventenne bergamasco, che quest’anno ha stretto una proficua collaborazione con Accademia Italiana, brand da sempre vicino ai giovani talenti dell’equitazione italiana.

antali_7_2In sella a Campej, stallone baio del 2002 (figlio di Corrado I x Landgraf), Lorenzo, guidato dal tecnico Giovanni Oberti, ha disputato una gara solidissima, cominciata con quattro penalità il primo giorno per poi far segnare il miglior tempo (con 0 penalità) nella seconda giornata. Lorenzo ha poi concluso la finale con quattro penalità, che gli hanno comunque garantito la settima posizione assoluta. Un risultato di grande rilievo per il rider lombardo, che ha avuto l’onore di essere premiato dal presidente della FISE, il cav. Vittorio Orlandi.

A Lorenzo Antali e Campej vanno le nostre congratulazioni per l’eccellente prestazione in attesa dei prossimi impegni ufficiali, a cominciare  dal Test Event giovanile di Bologna e il CSI di Cattolica, dove Accademia italiana sarà ovviamente presente a fianco del giovane cavaliere.


Cosa succede se proviamo ad unire una canzone ammaliante e due dressagisti talentuosi e decisamente cool?

Verrà fuori qualcosa di sensazionale, non dubitate!

I can’t figure you out – by HUGH
Regia: Eoin Glaister con la partecipazione di Charlie and Abi Hutton