Questa settimana, all’interno della nostra rubrica “Notizie curiose dal mondo”, vogliamo parlarvi di un docufilm molto divertente che racconta quello che in Finlandia è diventato un vero e proprio sport: le gare con i cavalli di legno.

Ebbene sì, lo racconta Hobbyhorse Revolution, un docufilm (qui il trailer https://www.youtube.com/watch?v=flTg90kCv_8 ) che presenta il mondo di queste gare e gli appassionati, ma anche le difficoltà che questi si trovano ad affrontare di fronte a chi li prende in giro, sostenendo che lo sport da loro amato “è la cosa più stupida del mondo”, cosa che spingerebbe molti dei 10.000 appassionati stimati in Finlandia a non pubblicizzare troppo la loro passione.

Il lungometraggio racconta di come le ragazze (si tratta di uno sport prettamente femminile) si allenino per molte ore la settimana, affrontano gare a livello nazionale in cui viene giudicata la postura, la camminata e ovviamente i salti.

Come si nota dalle immagini, le atlete utilizzano un cavallo di legno, esattamente quelli con cui i bambini giocano, con la testa di peluche e il corpo costituito da un manico di legno.

Questo sport particolare ha un certo seguito in Finlandia da circa una decina d’anni, ma è solo da pochi mesi che ha avuto notorietà internazionale, dopo che la regista Selma Vilhunen ha scoperto l’esistenza di questo sport ed ha deciso di dedicargli un breve film, intitolato “Hobbyhorsing Revolution”, che ha anche una sua pagina Instagram: https://www.instagram.com/hobbyhorserevolution/


Nella rubrica dedicata alle curiosità oggi vogliamo parlarvi della controversa fiera di Skaryszew, in Polonia, il più grande mercato di cavalli d’Europa.

Da tre secoli, ogni primo lunedì di Quaresima allevatori, commercianti e macellai di tutta Europa, in particolare dall’Italia, giungono in questa cittadina per una festa storica nella quale è inserito uno dei mercati più contestati dai movimenti in difesa degli animali.

Della tradizione, infatti, oggi rimane solo la data e il luogo: tra i fiumi di vodka, musica folk e abbuffate di cibo non si contano i maltrattamenti sotto gli occhi di tutti verso questi animali destinati all’esportazione in altri paesi europei, dove verranno poi macellati.

Spesso provenienti da zone rurali dove non servono più, i cavalli vengono venduti a prezzi convenienti. E quella che un tempo era l’orgoglio della Polonia, ossia il rispetto per questi animali belli e fieri, oggi si misura in un tanto al chilo.

Di mezzo c’è un privilegio concesso ai commercianti della città dal re polacco, nel 1633. La Fondazione Tara così descrive l’evento: “si mangiano spezzatini con crauti, salsicce, lardi, strutti affinché la gente possa mangiare tutto con gusto. Il grasso cola sui menti dei commercianti, viene bevuto un mare di vodka, tutto accompagnato dai ritmi della musica folk. Ecco la Quaresima in Polonia, il paese più cattolico al mondo“.

Negli ultimi anni pare che gli abusi e i maltrattamenti siano notevolmente diminuiti, ci auguriamo che il rispetto per questi animali meravigliosi sia alla base di tutto il processo di vendita e di commercio.


Oggi, all’interno della nostra rubrica “Curiosità del Mese” vi parliamo della Scuola di Equitazione Spagnola di Vienna, una vera e propria università equina.

Fondata durante l’impero austriaco nel 1572, è la più antica nel suo genere. Il riferimento alla Spagna deriva dagli stalloni andalusi, tra i capostipiti della prestigiosa razza lipizzana, l’unica ammessa da sempre nella scuola. I lipizzani sono animali dotati di una memoria eccezionale e anche se molto focosi, sono docili e facili da addestrare, l’ideale per imparare a realizzare anche le figure più acrobatiche con estrema grazia. Un tempo provenienti da un antico allevamento imperiale di Lipizza, nelle vicinanze di Trieste, oggi i puledri lipizzani vengono allevati e selezionati in una scuderia a Piber, in Stiria.

Varcata la soglia della scuola a circa 4 anni, i giovani stalloni bianchi vengono istruiti secondo antiche tecniche utilizzate per addestrare i cavalli da guerra, tramandate oralmente da oltre 400 anni. Per completare gli studi e diplomarsi “professore” solitamente sono necessari dai 4 ai 6 anni di addestramento e il cavallo deve superare tutti e 3 i livelli di insegnamento previsti: prima equitazione, campagna scolastica e alta scuola.

Tra capriole, courbette e levate questi maestosi stalloni bianchi si esibiscono in figure davvero sorprendenti sotto gli occhi del pubblico nell’arena della Scuola di Equitazione Invernale nell’Hofburg di Vienna.

Come nei più prestigiosi campus universitari, ogni cavallo della scuola riceve un’assistenza individuale e un’alimentazione ad hoc, oltre a un programma giornaliero di benessere che comprende piscina, solarium e terapia con luce infrarossa e ultravioletta.

Insomma, anche i cavalli devono studiare!


Saverio Polloni è un’artista eccezionale e anticonvenzionale, famoso per utilizzare la tecnica del ritratto raffigurando innumerevoli specie animali, spesso a mezzo busto e sempre a grandezza naturale, come se posassero per lui.
La tecnica, che coniuga olio e acrilico, è impeccabile, eseguita nel rispetto dei canoni pittorici più tradizionali e volta a rappresentare ogni dettaglio dei soggetti ritratti.

Non si tratta di riproduzioni meccaniche delle caratteristiche fisiche quanto piuttosto di una personalissima interpretazione dell’identità dell’anima ritratto, evidenziando, tra le tante caratteristiche, proprio quella che contraddistingue la specie a cui appartiene.

 

Saverio Polloni nasce a Milano nel 1957, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera e fin da subito si dedica all’arte applicata alla pubblicità. 
Nel 1982 fonda uno Studio di illustrazione pubblicitaria avendo come committente le principali aziende italiane ed internazionali, maturando esperienze nel campo della moda e dell’industrial design. 
Nel 1998 si dedica a tempo pieno al suo progetto pittorico “Ritratti di Animali”. 
Nel 2017 apre la sua personale Galleria a Milano, in via Brera 16. 

 

Di seguito tre dipinti realizzati da Saverio Polloni con soggetto il cavallo.


Ad inizio Gennaio il Presidente Francesce Emmanuel Macron, durante una visita di stato in Cina, ha regalato al Presidente Cinese, Xi Jinping, un cavallo purosangue di otto anni, chiamato Vesuvio, cavallo che il presidente aveva ammirato a Parigi, nella sua ultima visita durante una parata istituzionale.

Dietro a questo importante dono c’è un sottile gioco di parole, infatti la traslitterazione in caratteri cinesi di Macron (Makelong) significa letteralmente “il cavallo doma il dragone“.

Secondo la politica estera, questo gesto potrebbe avere diverse sfaccettature, indubbiamente è un regalo diplomatico senza precedenti, un simbolo dell’eccellenza francese, come ha puntualizzato il suo staff.

 

Chissà che strade aprirà questo meraviglioso cavallo purosangue nella diplomazia mondiale..


Questa settimana vi portiamo nel magico mondo dei pony, a scoprire una scuola di equitazione davvero originale, parliamo deI “Team la Pista”.

Questo progetto nasce dalla volontà di Simone Sordi e di Susanna Bordone di creare una scuola di equitazione di alto livello che riuscisse a coinvolgere tutte le fasce di età. Proprio in questa ottica si sviluppa il progetto del pony club agonistico, il quale da la possibilità, a tutti gli allievi del team, di cimentarsi nelle principali discipline: salto ostacoli, gimkane, gimkane-jump e completo.

Con il passare del tempo la squadra agonistica è diventata una vera e propria famiglia in cui si condivide tutto; dalle emozioni ai valori, dalle esperienze ai sacrifici, fino alle tanto agognate vittorie.
Tra queste spicca la vittoria ai campionati regionali pony ludico nel Maggio del 2017 dove il podio è diventato tutto giallo! In quell’occasione la squadra era composta da: Camilla Zizza con Caramel, Matteo Boldrini con Markus, Lorenzo Boldrini con Geja, Elisa Di Stefano con Marylin, Sofia Civardi con Markus, Sara Maiocchi con Bright, Emma Groppaglio con Bright, Gaia Piccino con Geja, Stefano Muzzu con Ozieresa e Sofia Pollini con Bright.

Ognuno di questi binomi ha una storia particolare: un intreccio di emozioni, delusioni e vittorie, il tutto legato dalla medesima passione: l’equitazione e l’attaccamento al Team.
Da quel giorno, gli allievi del Team La Pista hanno intrapreso un cammino fino al conseguimento del brevetto, crescendo dal punto di vista sportivo e agonistico. I nuovi iscritti hanno iniziato un percorso fatto di scoperte, prove e divertimento che potrà poi portarli ad importanti conquiste e soddisfazioni.

 

Per info sulla realtà del Team La Pista vi consigliamo di visitare il loro sito internet: www.teamlapista.it

 

 


Agli inizi del XX secolo, il volo sembrava ancora una chimera irraggiungibile per l’uomo. I primi velivoli sperimentali dovevano ancora essere messi a punto. Non stupisce quindi che anche il salto in elevazione con il cavallo venisse considerato un’impresa quasi impossibile.
Persino gli istruttori dell’Accademia regia sostenevano che i cavalli non fossero in grado di saltare in autonomia e che anche un salto di 80 centimetri fosse un risultato difficilmente raggiungibile, per non dire impossibile, per qualsiasi cavaliere.

A sfatare questo mito fu un giovane capitano dell’esercito sabaudo, Federico Caprilli. Noto agli appassionati soprattutto per via delle innovazioni introdotte nella tecnica di monta, Caprilli è stato anche un pioniere della disciplina del salto a ostacoli, grazie alle imprese realizzate in groppa al fedele Melopo. L’evento che segnò una svolta nella storia dell’equitazione fu a Torino nel 1902, quando davanti alle cavallerie e alle famiglie reali di tutta Europa, Caprilli balzò per la prima volta oltre i due metri di altezza. Fu qualcosa di assolutamente inaudito e straordinario per l’epoca, ma bastarono pochi anni per capire che l’intuizione del capitano livornese aveva segnato un punto di non ritorno. Nel 1909, il record di salto in elevazione era già lievitato fino a 2,20 metri (stabilito dal tenente Ruggero Ubertalli a Pinerolo).

La cosa curiosa è che mentre l’equitazione moderna prendeva forma con le sue discipline più conosciute e praticate (dressage, salto), per quasi mezzo secolo le gare di elevazione, o di “salto in alto” a cavallo, continuarono ad essere disputate con grande seguito. Forse pochi sanno che il primo olimpionico italiano nella storia dei Giochi moderni fu il conte Gian Giorgio Trissino, cavaliere vincitore della medaglia d’oro a Parigi nel 1900… indovinate in quale disciplina? Esatto, proprio il salto in alto. Del resto in quell’edizione, il salto in alto e in lungo erano le uniche competizioni equestri previste. Subito dopo sarebbero state subito eliminate dal programma.
I tentativi di record in elevazione invece si succedettero fino alla fine degli anni ’40, continuando a suscitare un forte impatto mediatico, come dimostra l’aura leggendaria che circonda gli autori dell’ultimo, mai eguagliato primato.

5 Febbraio 1949, a guerra appena finita. Siamo a Vina del Mar, in Cile. Il capitano Alberto Larraguibel Morales in sella a Huaso, purosangue impavido dal carattere difficile, supera i due metri e quarantasette di altezza dopo tre tentativi. È un’impresa straordinaria, fuori dal comune, che cancella tutti i primati precedenti e rimarrà ineguagliato per sempre, anche perché questo tipo di gare verrà bandito ufficialmente di lì a poco.

Le immagini in bianco e nero fanno venire la pelle d’oca ancora oggi: è una piccola grande storia di follia e coraggio, quella che il cavaliere Morales ha saputo scrivere spronando il fedele Huaso. Nella sua forza e spregiudicatezza ha riposto ogni fiducia, e il suo fedele amico lo ha ripagato con un balzo che ha del soprannaturale. L’immagine sgranata da pellicola d’epoca accentua la sensazione di incredulità. Tutto in questa impresa appare assurdo, impossibile anche solo da immaginare se non ci fosse la prova incontrovertibile del video. La barriera da superare con la sua forma ricurva, quasi come fosse una rampa di lancio o un trampolino per il salto con gli sci, richiama per prima l’attenzione, seguita immediatamente dal gesto atletico compiuto da Huaso, il modo in cui si inarca al di sopra dell’ostacolo e resiste all’impatto dell’atterraggio sulle gambe anteriori…
Un tuffo al cuore inevitabile nel rendersi conto quanto si vada vicino alla perdita d’assetto e il cavaliere rischi di essere catapultato in avanti, e poi è finita: Huaso ce l’ha fatta, è campéon! Il suo nome resterà scritto nella storia per sempre.

Questo tipo di gare sopravvive oggi nella forma “aggiornata” delle prove di potenza, che però conservano ancora l’idea alla base delle folli imprese del passato.
Il record attuale di salto ostacoli in potenza è di 2,40 metri, stabilito nel 1991 dal cavaliere tedesco Franke Sloothaak in sella a Leonardo.

Oggi il ricordo di un’epoca d’oro dell’equitazione italiana non può non ispirare un po’ di malinconia. Forse non c’è bisogno di risalire ai tempi di Caprilli e Trissino, ma in ogni caso più di mezzo secolo è trascorso da quando a rappresentare il Belpaese nei concorsi più prestigiosi c’erano i fratelli d’Inzeo, che solo i lettori più maturi potranno ricordare.

Nelle immagini di alcuni video d’epoca come quello che vedete qui, si può ritrovare un pizzico di quell’atmosfera magica che caratterizzava il 1968, un anno pieno di fermenti. Oltre a Raimondo d’Inzeo, sempre fiero ed elegante nella sua divisa da carabiniere, un altro personaggio singolare di quell’epoca (questa volta sicuramente più popolare per i britannici) che può essere riconosciuto è Marion Coakes, la ragazzina terribile che insieme all’inseparabile Stroller proprio quell’anno avrebbe colto un argento storico ai Giochi di Città del Messico, primo e unico caso di un pony su un podio olimpico di salto a ostacoli.


Giovani promesse dell’equitazione italiana crescono. Lorenzo Antali è un talentuoso rider lombardo, classe 1994, che sta ottenendo risultati prestigiosi a livello regionale e nazionale nella disciplina del salto ostacoli.

A partire dall’anno scorso, Accademia Italiana, da sempre vicina ai giovani talenti che lavorano duramente per perseguire obiettivi ambiziosi, ha scelto come proprio testimonial Lorenzo, che incarna al meglio i valori fondanti del brand: passione, dedizione per il proprio lavoro, eleganza e attitudine.

Nel corso del 2015 il cavaliere bergamasco e il suo inseparabile Campej, stallone baio del 2002, hanno accumulato una notevole esperienza, togliendosi anche parecchie soddisfazioni. Gli ultimi mesi dell’anno in particolare sono stati ricchi di risultati di rilievo e di forti emozioni.

Il 23 Ottobre nelle strutture d’eccellenza dell’Horses Riviera Resort di Cattolica si è disputato il Csi 2 stelle dove Lorenzo e Campej hanno partecipato alla categoria bassa internazionale, le cui competizioni erano valide come selezioni per il Gran Premio delle regioni under 21 di Fieracavalli di Verona, come stabilito dalla FISE. Lorenzo si è classificato quinto ottenendo una meritata qualificazione.

Giovedì 05 Novembre Lorenzo ha così potuto calcare il prestigioso campo della coppa del mondo di Verona classificandosi quattordicesimo al Gran Premio delle regioni under 21. L’atleta lombardo ha ammesso che è stata per lui una grande emozione entrare in quell’importante campo, che la domenica successiva è stato calpestato da campioni di statura mondiale.

Inzia bene il 2016 di Lorenzo: proprio il 12 Febbraio, a Gorla Minore, ha ottenuto un eccellente secondo posto nella C130.

Non possiamo quindi che augurare a Lorenzo e Campej buon lavoro per un 2016 ricco di successi, con l’augurio che possano farsi strada in un settore difficile e competitivo come il salto a ostacoli e riescano ad ottenere soddisfazioni sempre più grandi. Accademia Italiana sarà sempre presente al loro fianco per sostenere i migliori talenti italiani.

antalj_4


Un video che ha avuto molto successo sul web. Un’esibizione di dressage del rider danese Andreas Helgstrand con una colonna sonora decisamente alternativa, per una performance davvero notevole.

Cosa ne dite? Secondo voi potrebbe funzionare come idea per accrescere la popolarità di questa disciplina anche tra un pubblico di non addetti ai lavori?


Oggi vogliamo parlare di una storia vera, ma talmente incredibile che potrebbe sembrare solo un film. Se si fosse trattato di una storia americana, probabilmente a Hollywood avrebbero già provveduto a farne una pellicola di successo.

Invece la nostra storia comincia in Germania, dove ai tempi ebbe una risonanza tale da essere ricordata in seguito come “la leggenda di Stoccolma”. Protagonisti sono Hans Günter Winkler, cavaliere della squadra olimpica di salto tedesca, e soprattutto il suo cavallo Halla, un vero e proprio eroe nazionale, considerato una sorta di “Seabiscuit tedesco”. (Ve la ricordate la storia di Seabiscuit? Ne avevamo già parlato)

Perché “leggenda di Stoccolma”? Siamo nel 1956.  I giochi olimpici si tennero per la prima volta in Australia, a Melbourne, per giunta a dicembre nel pieno dell’estate australiana. Una novità assoluta, ma non per tutti gli atleti. Le gare di equitazione si svolsero infatti mesi prima a Stoccolma, a causa delle rigide leggi australiane sulla quarantena che rendeva parecchio complicato il trasferimento dei cavalli.

Ora, bisogna dire che la Germania non se la passava benissimo in quegli anni. Lo spettro della disfatta nella seconda guerra mondiale era ancora presente nei ricordi di tutti, il paese era diviso politicamente in due, e i tedeschi cercavano faticosamente di risollevarsi. In tutto questo lo sport venne in aiuto come occasione di rivalsa.

Solo due anni prima la nazionale di calcio della Germania Ovest aveva vinto per la prima volta la coppa del mondo in Svizzera battendo a sorpresa la favoritissima Ungheria, un’impresa passata alla storia come il “miracolo di Berna”.

 Dalla Svizzera alla Svezia il passo non è poi così lungo, e solo due anni dopo gli undici eroi de “Il miracolo di Berna” arrivarono altri due eroi a dare vita alla leggenda di Stoccolma.

Finale a squadre di salto ostacoli. Che i cavalieri tedeschi siano in grado di puntare all’oro non è certo un mistero. All’inizio della competizione però la fortuna sembra voltare subito le spalle alla Germania. Winkler sta per completare il suo percorso quando Halla al penultimo ostacolo stacca troppo in anticipo, Winkler viene sbalzato in aria e ricade pesantemente sulla sella stirandosi un muscolo dell’inguine.

Il dolore è tale che Winkler non riesce neanche a stare seduto in groppa a Halla. Ma ovviamente se anche solo un componente non è in grado di completare la gara, l’intera squadra viene squalificata e tolta dalla classifica per nazioni. Ogni speranza di medaglia sembra vana per la Germania. Ma Winkler non si arrende. Imbottendosi di antidolorifici riuscirebbe a stare perlomeno in sella, ma rimarrebbe stordito dall’effetto dei medicinali e poco lucido.

A questo punto i tedeschi decidono di rischiare il tutto per tutto: Winkler affronta l’ultimo round bevendo solo caffè nero per rimanere sveglio e affidandosi totalmente alla sua Halla.  E Halla, il cavallo che solo pochi anni prima veniva considerato un cavallo “difficile” impossibile da cavalcare, compie il miracolo.

Quanto può essere forte il legame tra un cavallo e il suo cavaliere? Molto, moltissimo, tanto da superare qualsiasi ostacolo, direbbe qualsiasi cavaliere.

“Halla aveva capito che qualcosa non andava” ha confessato lo stesso Winkler. Quel giorno praticamente riusciva a malapena a reggersi in sella e a indicare la strada al suo cavallo, senza poterlo guidare al meglio. Ebbene, Halla concluse praticamente“da sola” un percorso netto regalando a sé stessa e alla Germania un doppio oro, individuale e a squadre.

Per la Germania fu un trionfo di quelli da ricordare, per noi italiani un po’ meno. Alle spalle dei tedeschi si classificò infatti la squadra azzurra, con i fratelli D’inzeo entrambi sul podio anche nell’individuale, ovviamente dietro a Winkler e Halla.

Raimondo e Piero d’altronde avrebbero avuto tutto il tempo per consacrarsi tra le leggende dello sport italiano. E quale occasione migliore per questo delle olimpiadi di casa che si sarebbero tenute quattro anni dopo?

A Stoccolma invece fu il turno di Halla e Hans Winkler di entrare nella storia. Il primo rimane a tutt’oggi uno dei cavalli con più medaglie ai Giochi Olimpici. Il secondo divenne uno degli atleti tedeschi più famosi della sua epoca.

Merito del legame speciale che seppe costruire nel corso degli anni con la sua amata Halla portandola a esprimersi al massimo del suo potenziale, anche quando tutti la consideravano un grande “talento inespresso” a causa del suo carattere difficile.